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raphsody in blue

Sezione: Trame Balletti - raphsody in blue

Raphsody In Blue

RAPHSODIA IN BLU:

Raphsody in Blue

(1924)

L’arci famosa composizione di George Gershwin è

sicuramente una delle icone sonore del XXmo secolo.

C’è mancato poco che Gershwin questa composizione non la scrivesse mai.

Un po’ perché Gershwin all’epoca era occupatissimo a produrre una commedia musicale (“Sweet little devil”); un po’ perché poco se la sentiva di comporre un brano che non si colloca in un preciso genere, che abbia una tradizione, e quindi un mercato.

Eppure Paul Whiteman, il direttore di una famosa Big Band lo sollecitò parecchio affinché partecipasse a quello che aveva intitolato “An Experiment in Modern Music”.

Gershwin non aveva molto tempo per gli esperimenti, preferiva puntare su cose sicure. C’era poi il fatto che all’epoca, Gershwin non era ancora in grado di scrivere per orchestra.

Ma Paul Whiteman gli disse che sarebbe bastato scrivere una versione pianistica del brano e uno dei suoi arrangiatori avrebbe pensato al resto. E così fu.

L’arrangiatore in questione era peraltro un personaggio che merita un discorso a parte. Si chiamava Ferdinand Grofé (1892-1972).

Era un violinista dell’orchestra sinfonica di Los Angeles: un lavoro più che onorevole, del quale molti si sarebbero potuti accontentare.

Ma Ferdinand Grofé era anche compositore (Toscanini non disdegnava di eseguire musica sua di quando in quando) ed era anche pianista e arrangiatore della Big Band di Paul Whiteman. E così questo Ferdinand Grofé, questo musicista creativo e versatile scrisse l’arrangiamento.

Quando il giorno della data del concerto, il 12 febbraio 1924 arrivò Gershwin non aveva ancora scritto la parte solistica che avrebbe dovuto suonare lui stesso al pianoforte.

Fu così che la dovette improvvisare. Non sapremo quindi mai cosa veramente abbia suonato Gershwin in quella straordinaria serata, di fronte ad un pubblico tra cui figuravano, tra gli altri: Fritz Kreisler, Jasha Heifetz, Sergei Rachmaninov, Leopold Stokowski, Wilhelm Mengelberg, John Philip Sousa e Igor Stravinsky

Ci sono poi tante altre cose che non sappiamo, perché l’unico autografo che ci rimane di Rhapsody in Blue è uno spartito per due pianoforti mai pubblicato (l’edizione per solo pianoforte non è della mano di Gershwin).

Un’altro “originale”, se vogliamo, sono due rulli per pianola incisi dallo stesso Gershwin che però non coincidono con l’autografo in molti dettagli.

Sappiamo anche che la parte pianistica scritta, successivamente al primo concerto, quella che compare negli arrangiamenti di Grofé (per Big Band e Orchestra Sinfonica) contiene almeno una ventina di discrepanze col manoscritto autografo per due pianoforti.



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