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Le DANZE del XVII SECOLO

 

Nella seconda metà del XVII secolo si ebbe una grande affermazione delle danze nobili in Europa:

Minuetto, danza di coppia in 3/4.

Pavana, nella duplice versione padovana e spagnola: ballo caratterizzato dai movimenti lenti e dall'incedere maestoso.
Corrente, danza in tempo binario o ternario, briosa e movimentata. Nata in Italia, aveva una struttura ricorrente così articolata:

passeggiata della coppia,

corteggiamento del cavaliere,

rifiuto della dama.

Gavotta, nata nella Francia meridionale, era una danza cerimoniosa che su un ritmo lento di 2/4 metteva in risalto le virtù e le grazie della dama. Le dame danzavano in gruppo, con abiti eleganti: in una mano portavano il ventaglio, con l'altra mano reggevano un lembo del vestito. In questo modo si producevano in inchini non privi di virtuosismile danze del xvii secolo

Questi quattro balli si diffusero in tutta l'Europa per l'intera durata del XVII secolo. La loro fine si ebbe con la rivoluzione francese che portò in auge il Valzer.

 

 IL MINUETTO

Già all'inizio del Seicento, nella regione della Francia centro-occidentale chiamata Angiò (Anjou), era praticato dai contadini che abitavano nelle fertili vallate bagnate dal fiume Loira e dai suoi affluenti. Forse era nato proprio in quelle terre la cui relativa ricchezza metteva allegria alla popolazione.
Minuetto dovrebbe significare (dal francese menuet o pas menu) piccolo, (passo) minuto: il riferimento è ai passi brevi che costituivano la danza di metro ternario e tempo moderato. Questo ballo sarebbe morto dove era nato se non fosse stato scoperto da un italiano: Giovanni Battista Lulli (Firenze 1632-Parigi 1687).
Musicista e ballerino, nel 1652 entrò al servizio di Luigi XIV (il re-Sole, il re dello sfarzo e della centralità francese) e dopo dieci anni fu nominato sovrintendente e compositore della camera reale.
Lulli aveva grande temperamento artistico e fortissimo intuito. Fu colpito dalla essenzialità del minuetto e dal fascino sottile che tale ballo nascondeva, pur dietro la sua natura rurale. Lo elaborò, lo abbellì e lo presentò a corte nel 1654 facendolo diventare in breve tempo il re dei balli dell'alta società.

Il minuetto tenne banco per molti anni come danza aristocratica. Poi fu sempre più utilizzato nella musica operistica e nella letteratura strumentale cosicchè riuscì a sopravvivere anche dopo la crisi del barocco, acquisendo vivacità e dinamicità con Mozart, Haydn e Beethoven.
Il minuetto fu soppiantato dalla contraddanza, un ballo che potremmo definire 'di gruppo' in quanto richiedeva 8 o 12 ballerini (al limite anche 4). La contraddanza era allegra ed aggressiva ed ebbe una base sociale più ampia: il terzo stato. L'aristocrazia perdeva terreno rispetto all'emergente borghesia e l'epicentro della cultura del ballo usciva dalle corti per spostarsi all'interno della società civile.
La danza conquistava nuove piste coinvolgendo un pubblico sempre più ampio. La contraddanza è importante perchè segna il passaggio dallo stile manierato, basato su schemi rigidi, ad uno stile più leggero che prepara il terreno all'avvento del Valzer, basato sostanzialmente sull'alternarsi di giri a destra e giri a sinistra.

 

IL BALLO SENSUALE NELLA PENISOLA IBERICA

Alla fine del 1700 molti paesi reagirono ai 'pericoli' della Rivoluzione francese rifiutando qualsiasi contaminazione (anche artistica e culturale) che provenisse da Parigi. Nella penisola iberica ciò avvenne anche in relazione al fenomeno del ballo, per cui le autorità incoraggiarono le danze locali e di fatto impedirono le esibizioni pubbliche di ballerini stranieri.
In tale contesto, qui prima che altrove, il ballo popolare ebbe successo e consacrazione ufficiale. Le stesse danze che si ballavano ai livelli più bassi della popolazione venivano rappresentate nei teatri e nei locali pubblici come spettacoli artistici.
A quel tempo molti viaggiatori dell'Europa centrale e settentrionale si recavano in Spagna e in Portogallo in cerca di esperienze esotiche. Nelle testimonianze scritte di queste persone è ricorrente il senso di meraviglia e di stupore per i balli tipici delle regioni visitate con particolare riferimento all'Andalusia e alla Castiglia. Si racconta di danze, viste in privato ed in pubblico, ispirate alla più sfrenata lussuria e alle passioni violente proprie dei popoli del Sud Europa. Il riferimento specifico è alla seguidilla e al suo derivato bolero, nonchè alle rappresentazioni sceniche denominate tonadilla e las boleras.

L'illuminista spagnolo Gaspar Melchor de Jovellanos commentava scandalizzato gli spettacoli pubblici del suo paese nel modo seguente: "Altro non sono i nostri balli se non una miserabile imitazione delle libere ed indecenti danze dell'infima plebe".
In Portogallo nella seconda metà del 1700 era molto diffusa la pratica del ballo. Si era consolidata una sintesi tra le vocazioni ritmiche locali e la cultura musicale africana massicciamente presente su due fronti le mode brasiliane importate da quanti facevano la spola per motivi commerciali e politici tra madrepatria e colonie sudamericane la presenza di migliaia di schiavi negri a Lisbona.
I balli rappresentavano il momento culminante di tutte le feste private e pubbliche: sia laiche che religiose. Enormi carri allegorici e gruppi di ballerini dei quattro continenti accompagnavano con la stessa carica esplosiva di vita sia le processioni organizzate dalla chiesa che le manifestazioni a favore del monarca Giuseppe primo. Le danze più famose erano: fandango, fofa, lundum.
Queste, a detta di molti osservatori francesi, inglesi e tedeschi, erano veramente scandalose: danze del ventre, atteggiamenti provocatori, giochi erotici a distanza... ravvicinata. La cosa più strana per i 'turisti'-moralisti era che le Autorità chiudessero gli occhi di fronte a questi spettacoli indecorosi mentre il popolo ne traeva il massimo divertimento.



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