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   La nascita dei sipari ii parte 1952stampa

Recensione dagli archivi del Foyer della Danza di Varese:

LA NASCITA DEI SIPARI II PARTE
sipario del Teatro alla Scala dipinto da Sanquiricoa
Aprile 1952


Questa circostanza comprova, in un certo senso, l'origine orientale del sipario artistico romano.
A questo si deve aggiungere lo speciale favore ottenuto, per quanto riguardo la fabbricazione di aulaea, siparia, velaria, da quel tessuto finissimo e forte, conosciuto col nome di carbasusn ( gr. Karpasos) che poteva essere originario dell'India perchè le due parole greca e latina sembrano la derivazione del sanscrito Karpaca.
Di carpasus era detto non soltanto il sipario, ma anche il velario disteso sul teatro contro il sole. Il primo che applicò questo secondo telone fu il pretore Lentulo Spintere celebrando i magnifici giuochi Appollinarii del 60 a.c .
Intorno alla stessa epoca Lucrezio parla di splendide stoffe a colori azzurri, gialli, rossi, impiegate nei teatri e modellate sul vecchio gusto artistico orientale.
Anche Ovidio ci dice di magnifici aulei, ricoperti di figure e appunto nell'alludere alle decorazioni, ne spiega il funzionamento ch'era ben diverso da quello dei nostri.

 

"Così nei giochi solenni, quando si alza il sipario del teatro, vediamo apparire i personaggi rappresentanti.

Dapprima essi mostrano la testa, a poco a poco il resto del corpo finchè svolgendosi interamente, per una facile continuità, posano i piedi sulla scena".

Era questo il grande sipario, che si alzava dal basso verso l'alto alla fine della rappresentazione e che da una confusa testimonianza di Donato sarebbe stato imitato dai Pergamei all'indomani della donazione di Attalo III.

Dietro
questo, che era l'aulaeum, identico all'aulaia dei Greci, nei teatri romani esisteva il vero e proprio sipario (siparium) che non aveva corrispondente nei teatri greci antichi: ed esso sarebbe il nostro comodino.

L'impiego simultaneo di questi due sipari viene dichiarato per la prima volta da Cicerone e durò molto a lungo. Apuleio, due secoli dopo, ne fa cenno, aulaea sobducto e complicitis sipariis; altrove distinguendo la funzione dell'aulaeum da quella del siparium.

 

Dunque: dietro l'aulaeum che si abbassava a principio della rappresentazione e che, una volta rialzato nascondeva tutta la scena, c'era un secondo siparium.

La parola appare della stessa famiglia di supparum che significava tanto "vestito" quanto "vela da nave".

Questo leggero sipario, quando non era manovrato come l'aulaeum, o tirato come l'aulaeum o tirato semplicemente da un lato o dall'altro consisteva - secondo quanto può desumersi dalle citate parole di Apuleio, che usa il plurale - di due mezze tele tirate a destra e a sinistra.

Tali siparetti si impiegavano ad ogni intermezzo, lasciando visibile la parte esterna del proscenium. Davanti al siparium - come nelle nostre riviste - si eseguivano gli intermezzi (embolia) ed il divertimento finale        ( exolum ) e insomma gli altri sketches; meno la tragedia o la commedia che costituivano il forte del programma. Più tardi, all'epoca imperiale - vi si faceva la pantomima.

Di tutto questo è esplicito assertore Donato che precisa: siparia .. est autem mirarieum volum, quod populo obsistit dum fabularum actus commutantur. Donde la perifrasi mimicum velum, data al siparium e conservata da Festo ( in Paolo Diacono pag.341 - ediz. O Muller): Siparium genus veli mimicum.

 

 



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