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DANZE DI COPPIA
La danza nel Medioevo
DAI PRIMI MANUALI a CELLARIUS
   Funzionamento sipario 1952stampa

Recensione dagli archivi del Foyer della Danza di Varese:

FUNZIONAMENTO ED IMPORTANZA DEL SIPARIO
Aprile 1952


Esiste pure un tempo, un passo nel sipario, relativo agli stati d'animo e al momento giusto: ci sono opportunità di sipario lento o rapido. Il celebre Torelli aveva già valutato nel secolo XVII, l'esigenza di un tempo di sipario. Una subitanea o lentissima presa di contatto del pubblico col mondo scenico un fattore di suggestione dell'effetto iniziale.
La continuità interrotta del suo scorrere anch'essa importante.
Gli strattoni infastidiscono (oggi sono stati eliminati dal motorino elettrico).
Alla perfezione della manovra quasi concessa una maggiore, o minore buona disposizione del pubblico verso il lavoro che si rappresenta.
Certe cronache teatrali ricordano lavori caduti anche perchè il pubblico aveva incominciato a predisporsi per la cattiva funzione del sipario.
La manovra dei sipari rinascimentali concepita su quella degli antichi aulaei dei Romani, fece strada anche all'estero e la vediamo ripresa da Joseph Furthenbach, nel suo trattato Comedi Stadel da lui costruito ad Ulm nel 1641.
Nel suo trattato di scenotecnica egli parla di sipari che si tirano e di tende che cadono di colpo, come quelle dei romani.
Furthenbach era scolaro di Sabbatini.

Goldoni recita una sua commedia nel giardino della villa Scotto a Pisa

Nel Seicento era tornato in auge il concetto della "meraviglia": far stupire gli spettatori coi prodigi scenotecnici, scopo che sopravvive ai nostri giorni come anima dello spettacolo.

Il Sabbatini (Pratica di fabbricar scene e macchine nei teatri 1628) dal quale il Furthenbach, vissuto in Italia, aveva appreso l'arte del teatro tecnico, porta un capitolo " Dello sparimento a mutazione delle scene": da farsi calando la tela sottopalco , nei tagli del palcoscenico, o tirandola in soffitta di colpo, coi contrappesi inventati da Giacomo Torelli a Venezia.
(Il mio studio su Giacomo Torelli 1934). La "mutazione a vista" era già una superazione del sipario restituito un secolo prima e già tentato di sopprimere negli intermezzi ( o meglio, abolito avanti e usato a mezza scena come fondaletto volante).

 I tecnici di allora non avevano la comodità dello spegnimento di luci: eppure essi già non volevano più chiudere il sipario e riuscivano, in piena luce, a operare i cambiamenti, distraendo gli spettatori col farli voltare indietro, a guardare il fondo della sala, col lo scoppio di qualche sorpresa musicale o sonora.
Due abbondanti capitoli porta il Sabbatini sul Come et in quale modo si habbia da levare la tenda che cuopre la scena; e due disegni mostrano un dispositivo a carrucole che fa calare la tenda a basso, sempre col sistema che abbiamo veduto usare a Siracusa, e un secondo che fa salire la tenda in alto, arrotolandosi ad un cilindro.

Le tende ad apertura laterale erano allora sconosciute e tanto meno quelle all'imperiale.

Importante sempre nel Seicento - secolo inventore della moderna tecnica scenica - era che il sipario funzionasse rapidamente.

In questo secolo si afferma tutto lo spirito e la pratica del teatro moderno, dalla recitazione improvvisa, ideale dei modernisti, alle macchine rapide ed alle illuminazioni colorate; effetti che noi abbiamo elettrificato ma non inventato.
Chi conosce la scenotecnica lirica moderna ( che è la più complicata) ed ha studiato sui progetti dei macchinisti secenteschi, la meccanica loro.

Principe dei teloni, fondali o sipari dipinti, giocati a vista coi contrappesi sottopalco, resta Giacomo da Fano.

 

 






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