Opere nel 900
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INGHILTERRA SETTEMBRE 1953
Recensione dagli archivi del Foyer della Danza di Varese:
INGHILTERRACronache stagione teatrale
Settembre 1953
Ora che la Coronation Season è fortunatamente e felicemente finita - e Covent Garden ha chiuso i battenti, o solo metaforicamente perchè ha allogato fino all'8 agosto L'American National Ballet ( ma in proprio si trasferisce a Bulawaio, in Rodesia..) - ben si può e deve dire che, se la Gloriana di Britten ha offerto gli elementi della cronaca mondana e della polemica, soltanto gli italiani, a Londra ( a Londra e non soltanto Londra) hanno contribuito al successo artistico: hanno fatto dell'arte.
Senza possibilità di competizione, ad esempio da parte germanica, per le poche recite nè tutte o in tutto, felici dei Maestri Cantori : un'edizione certo inferiore alla stessa, recente, edizione anglo-tedesca di Sir Thomas Beecham, assai più prossima dell'attuale all'edizione di Bayreuth, e più che dalla direzione di Clemens Krauss o dall'interpretazione alternativa di Paul Schoeffler e di Karl Kamann, salvata dalla Schwarzkopf, dal "Davide" di Richard Holm e soprattutto dall'acredine malvagia del " Beckmesser di Brenno Kusche.
Rivedremo tuttavia i tedeschi a Covent Garden prima degli italiani, se come sembra, vi si insedierà in ottobre la compagnia dell'opera di Monaco, per un programma di recite mozartiane e straussiane: anzi in bavarese quasi funebre del compositore bavarese, avremo il varo, quassù, del Capriccio, dell'Arabella e dell'Amore di Danae.
Gli italiani pare invece, dovranno aspettare fino a novembre, e attendere soprattutto il coraggio dell'amministratore - burocrate statalizzato, David Webster, il quale non sembra così seguire i consigli di Gui, invitato a dirigere anche la stagione del novembre 1953, dopo la trionfale Norma, sua e della Callas, il novembre 1952.
E Vittorio Gui ha proposto se possibile per la presenza di Rossi Lemeni, il Mosè di Rossini, o altrimenti, il trapianto londinese dell'edizione della Medea di Cherubini, da lui testè allestita , con la Callas al Maggio fiorentino.
Erede ha concluso, presente l'ambasciatore Brosio, e col Trovatore verdiano, la stagione italiana a Covent Garden, in una stagione fortunatamente più italiana del previsto.
Che uno degli inglesi, Michael Langdon (Ferrando), repentinamente si ammalò e lo si dovette sostituire di furia dalla Scala col basso Modestino.
Fu spezzata così "l'anglicità" unanime degli "uomini" (oltre Langdon) Jef Walters (Amonastro e Conte di Luna) e James Johnston (Ramades e Manrico). Non senza, comunque da parte del direttore il proposito di rimediarvi, quando come sembra molto probabile ritorni presto anche egli quassù a conferma ed in conseguenza dei successi che ha ottenuto.
Le recite di Covent Garden hanno, in qualche misura, soffocato il debutto Londinese di Alceo Galliera, il cui concerto alla Festival Hall, con la London Philarmonic Orchestra, ebbe a soffrire, altresì della trionfale presenza di Robert Casadessus, magistrale esecutore di Ravel; mentre non c'è stata fortunatamente, coincidenza col "solitario" concerto di De Sabata.
Concerto doppiamente tipio. Per la fedeltà del maestro alla sua prima orchestra inglese, quando ciascuna oggi l'invita, e De Sabata non riesce nè a sottrarsi nè ad accettare in secondo luogo per il programma e la virtuosità del direttore. Doveva presentare una "novità" (quantunque già radiotrasmessa dalla BBC): il "Preludio a un altro giorno" di Pizzetti.
All'ultimo credo, per il mancato arrivo in tempo degli spartiti, e la conseguente insufficienza delle prove. Pizzetti fu sostituito dal Liebestod .
E con lui scomparve ogni elemento "italiano" che nonostante la Sinfonia 39 di Mozart voleva riproporre agli inglesi il De Sabata coloristico-appassionato che essi più conoscono e meglio amano (donde il Carnevale romano di Berlinoz e la Valse di Ravel) o quale si mostrò loro primamente, nell'ormai remotissimo aprile '46, con le Enigma Variations di Elgar.
Con un programma così, ed un solo concerto, quasi direbbesi che De Sabata volesse ravvivar nel suo pubblico la memoria e acuire la nostalgia, di sè.
Donde, appunto, la l'atmosfera d'intimità e di commozione, oltre l'entusiasmo e la gratitudine in cui il concerto si svolse.
Quasi dunque un ritorno e una promessa della periodica riapparizione fedele d'un vecchio amico. Analogo carattere di periodica riapparizione di vecchi amici, di reviviscenza anniversaria d'una tradizione religiosamente osservata, hanno acquistato, ormai anche le recite di Glyndebourne.
Grazie al Vittorio Gui e al suo stato maggiore: internazionale a tal punto che il programma oggi elenca la provenienza e la nazionalità d'ogni artista, ma in cui italiani prevalgono. Tra gl'italiani ci è infatti ben lecito di noverare adesso la mozartiana Sena Jurinac che nella chiesetta cattolica di Lewes presso Glyndebourne ha voluto celebrar l'inizio della stagione sposando Sesto Bruscantini.
Quantunque su un piano inferiore, e a tacere il successo della compagnia italiana dello Stoill. Senza far concorrenza ai più "raffinati" che puntano su Glyndebourne e su Cover Garden gli artisti della compagnia, organizzata dal comm. Guido Lanfranchi e diretta da Armando La Rosa Parodi hanno degnamente svolto il loro compito di volgarizzatori del nostro Verdi e del nostro Puccini.
Non senza, insieme partecipare alla vita della colonia italiana di Londra, ed aiutarla a promuoverla.
Infatti hanno di buon grado consentito a prodursi durante il ricevimento offerto all'ambasciatore Brosio e dalla sua signora nel palazzo di Grosvenor Square, tardivamente celebrandosi il 14 giugno (per la coincidenza dell'Incoronazione di Elisabetta II) il giorno della Repubblica.
E il successivo giorno di San Luigi si sono quindi prodigati in un corcerto di beneficienza allo Stoll per i restauri della Chiesa di San Pietro in quel tradizionale quartiere londinese di Clerkenwell che gl'inglesi medesimi conoscono con il nome di Little Italy.
Nelle ultime due settimane di settembre, 11 recite, e precisamente: tre del Capriccio, quattro dell'Arabella e quattro dell'Amore dell'Amore di Danae. Gl'inglesi, tranne le Metamorphosen e il concerto per oboe, sono rimasti, in sostanza, al primo Strauss o allo Strauss dell'altro anteguerra, dunque alla crociata di Sir Thomas Beecham, ch'ebbe il merito o il demerito ma insomma e comunque il risultato di ricacciare in secondo piano il decadentismo autore di Salomè e dell'Elettra e di porre invece in primo piano con i grandi poemi sinfonici di giovinezza, inspecie il Don Giovanni, la medietas del Cavalier della Rosa.