Opere nel 900
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IL METROPOLITAN 3

Una scena della Bohéme atto III in un'edizione del Metropolitan
Recensione dagli archivi del Foyer della Danza di Varese:
Il Metropolitan III parteSettembre 1953
Quest'anno ha interpretato Gioconda e Carmen in francese. Gli spettatori dei posti in piedi di platea vanno pazzi per lei, tale la sua popolarità.
L'ultima sera hanno invaso il suo camerino mentre si struccava, per regalarle una Madonnina d'argento.
Erano dei ragazzi fra i diciotto e i venti anni, non so se figli d'italiani, certo con i loro maglioni erano dei piccoli operai che dalla paga avevano tolto un tanto a testa per offrire a Fedore il ricordo della loro ammirazione. Ella è largamente compensata dei tre giorni passati con suo marito nel 1950 in quarantena a Ellis Island, all'ingresso di New York. La Barbieri è sensibile al successo popolare, lei che andava a sentire Galeffi dal loggione del Verdi di Trieste, e poi ha cantato con lui al Colon di Buenos Ayres.
Licia Albanese è di casa a New York. La Butterfly, la sua prima opera al Metropolitan, le ha portato fortuna.
Tutto il merito - ella dice - va alla mia maestra e grande interprete anche lei della creatura pucciniana: Giuseppina Baldassari Tedeschi. Toscanini la volle per il cinquantesimo della Boheme al Metropolitan, dove la diresse la prima volta nel 1900.
E'l'unica che abbia interpretato le due Manon, quest'anno è stato per la prima volta Tosca, e sta studiando per riportare al Metropolitan la romantica Adriana di Cilea che vi manca da troppo tempo.
Rudolf Bing è il nuovo sovrintendente. Ha creduto portare un'innovazione che minaccia di diventare esperienza fatto compiuto.
Traduce in inglese le opere italiane.
Che ogni melodramma sia presentato nella lingua originale, più che giusto. Ed ecco una Carmen in francese - con la Barbieri - perchè - Bizet e Merimè l'hanno scritta in francese (benchè una Carmen in spagnolo costituirebbe un'autentica curiosità).
Bene, che il Rake's Progress sia stato dato in inglese come Stravinsky l'ha voluto inosservanza alle stampe inglesi.
E d'altronde l'edizione italiana alla Scala ha prodotto meno effetto della primissima in originale a Venezia, il cui giudizio è stato quello decretato quest'inverno a New York.
Ci sono voluti trentanni per capire che Wagner non va tradotto, ed ecco le sue opere in tedesco al Metropolitan prima ancora che da noi.
Ma dare in inglese "Così fan tutte" quando Mozart l'ha composta in italiano, può essere considerata una manomissione.
Durante questa stagione vi sono state due Boheme al Metropolitan: in inglese e in italiano. Con gli stessi scenari.
La Mimì inglese era Nadine Conner, quella italiana Licia Albanese. Critica e pubblico hanno messo a rumore Broadway.
Già era stato tradotto "Gianni Schicchi" - vi figurate un personaggio così toscano in inglese? - e a s.Francesco la platea aveva riso davanti a una "Fanciulla del West inglese, benchè l'ambiente sia proprio un loro western.
In seguito alle proteste, hanno dovuto toglierla dal cartellone e la sera dopo sostituirvi un'opera in italiano.
Le due Mimì di New York si sono battute a duello attraverso le interviste della stampa. Nadina sosteneva che bisognava aiutare i cantanti e il pubblico a cantare e ad ascoltare in inglese.
Chi paga deve capire che cosa gli artisti esprimono.
Ma tutti sanno cos'è la Bohème e la gente non va certo a teatro per l'opera letteraria, ma per sentirla cantare nella lingua in cui è stata composta.
Ci sono voluti tre illustri scrittori e due anni di tempo per tradurre la Bohème, ma al traguardo li aspettava il pubblico.
"Che gelida manina" è diventata "How cold your little hand is!" Traduzione perfetta, ma non sta più nella frase musicale.
Qui come in altri punti, o una parola resta scoperta di musica o la parola resta vuota di parole.
E non parliamo della briosa notte di Natale al Caffè Momus, la celebre presentazione di Rodolfo, il valzer di Musetta, la morte di Mimì etc..
La lingua inglese è particolarmente ostica al pentagramma, tanto vero che l'Inghilterra ha scrittori e poeti ma non è il paese dei musicisti.