Opere nel 900
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CRONACHE SPETTACOLI TRIESTE

Trieste mentre si esegue il Barbiere di Siviglia II atto
Recensione dagli archivi del Foyer della Danza di Varese:
TRIESTECronache stagioni teatrale
settembre 1953
Dopo le trionfali repliche dell'Aida, la bella etiope portò via con sè i cieli azzurri e l'impresa dovette fare i conti con Giove pluvio e con Eolo, ma tuttavia riuscì a varare, a Castello gremito, le altre due opere in programma.
Le soavi pagine dei Pescatori di Perle hanno trovato nel maestro Molinari-Pradelli l'interprete vibrante ed appassionato, che ha saputo renderle con gusto sicuro e la messa in scena, la o regia ed il corpo di ballo hanno appagato il pubblico. Quanto ai cantanti, vorremmo dire che i rinvigoriti mezzi vocali del tenore Di Stefano, tanto festeggiato ogni anno su queste scene, non si attagliano forse più a tutti i brani dello spartito.
Molto egli ci piacque nel II atto e in ispecie nell'aria: Della mia vita rosa sopita.." mirabilmente resa. Accanto a lui notammo i pronti acuti della signora Fiorella Forti, apprezzata Leila e facemmo la conoscenza della gran bella voce baritonale del giovane Ettore Bastianini applaudito Zurga.
Corretto e convincente il basso Tommasini.
Scintillante e spiritoso figaro, Tito Gobbi ha portato alla ribalta un Barbiere di Siviglia scanzonato e burlesco, gioioso ed intrigante, che ha entusiasmato il pubblico strabocchevole.
Non sono state da meno le prestazioni della soprano Antonietta Pastori, fresca ed agile Rosina, del tenore Nicola Monti con la sua non voluminosa ma assai gradevole voce, del basso Ugo Santana, che ha delineato con spunti caricaturali spassosissimi l'equivoca figura del maestro di musica, e dell'ottimo Fernando Corena, comicissimo Don Bartolo.
Al podio il maestro Pino Trost, concertatore accurato e sicuro, il quale però ha concesso troppo di libertà al palcoscenico, che si è sbizzarrito tanto musicalmente quanto scenicamente, imitato dall'evidente consenso della folla del Castello, composta in gran parte di un pubblico tutto speciale, estivo e giovanissimo.
Conclusa la breve stagione ecco il Festival dell'operetta curato personalmente da Alfredo Sbisà, fervido animatore di questa iniziativa, che da più anni incontra pieno favore.
Al brioso Paese dei Campanelli è seguito a breve distanza il Paganini di Lehar, ritorno graditissimo in una festosa, elegante edizione, in cui Tatiana Menotti, ben assecondata dal tenore Renzo Bassi, ebbe campo di fare rifulgere le pagine di bella fattura e sicura ispirazione dello spartito lehariano in una cornice di esecutori tutti e molto applauditi.
In allestimento il terzo spettacolo, il Fiore delle Haway.