Opere nel 900
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CRONACHE SPETTACOLI NAPOLI

american ballet theatre al San Carlo
Recensione dagli archivi del Foyer della Danza di Varese:
Napoli.Cronache spettacoli Settembre 1953
L'estate Musicale Napoletana, va per il sesto anno di vita e da due anni ha trovato la sua sede stabile nella stupenda Arena Flegrea, alla Mostra d'Oltremare.
Questa unione, (della giovane "Estate" col giovine e bellissimo Teatro) ha tutta l'aria di voler essere un matrimonio tranquillo e felice. Un' unione indissolubile, una "sistemazione"
invidiabile e di fatto invidiata da molte "Estati". E non saremo noi ad avanzare riserve su una sistemazione del genere: convinti come siamo, che il ritmo di continuo festival impresso all'attività dei nostri Enti Lirici sia, alla lunga, pericolosamente logorante.
E' naturale che un teatro all'aperto capace di 8000 e più posti (quanti ne contiene l'Arena) ancorchè dotato di ottima acustica e di una visibilità pressochè perfetta in ogni settore, non possa che puntare sul repertorio più sicuro per garantirsi l'affluenza del pubblico.
Le Aide, le Gioconde, le Turandot, i Mefistofele qui stanno di casa, soprattutto per le loro possibilita spettacolari. Finora all'Arena si è evitato ed è sperabile si eviti per l'avvenire di mettere in scena Butterfly o un Barbiere, come pure si pratica altrove con pochissimo rispetto per l'esigenze dell'Arte.
Qui si è adottato l'opportuno criterio di tenersi al repertorio - anche dal punto di vista musicale - più voluminoso e talora massiccio, sia pure a costo di una minore latitudine nella scelta delle opere.
Prima di sposare il Teatro della Mostra,l'Estate Napoletana aveva un pò corso la cavallina da quella fanciulla deliziosa e avventurosa che era: e sarà permesso ricordare quel periodo con una punta di acuta nostalgia, così come si ricordano, dall'alto di una raggiunta "saggezza" , i trascorsi della felice gioventù...
Non è davvero probabile che per una platea di 8000 spettatori la Sovrintendenza del S. Carlo, voglia ripetere le indimenticabili "follie" di quel periodo: le rappresentazioni de I Troiani di Belioz, o del Cesare di Haendel a Pompei, o dell'Orfeo di Gluck alla Floridiana; o l'arioso trascorrere, nella medesima stagione, dall'alta suggestione dei ruderi pompeiani agli incanti del Vomero e di Capri.
Il primo a rimpiangere quel periodo anche se non lo dà a divedere, dev'essere l'animoso Sovrintendente di Costanzo, di sua natura incline all'estro e all'avventura e che ci aveva un pò viziati in quel periodo.
Egli per primo ha compreso, che qui all'Arena, bisognava mutare rotta, adeguandosi alle nuove necessità e facendo convergere tutti gli sforzi sull'alta dignità delle esecuzioni.
L'anno scorso Aida, Turandot e Mefistofele e per ultima, Carmen, quanto mai adatta al plein air. Nel mese di luglio furono montate le prime due opere.
Complessivamente ottima l'esecuzione di Gioconda, che mancava da parecchi anni nei nostri cartelloni, che ha visibilmente deliziato il pubblico dell'Arena e che avendo esalato i suoi robusti odori nella sede più adatta, è da presumere non voglia essere costretta, negli anni prossimi, fra le auliche, e ben altrimenti esigenti pareti del S. Carlo.
Un direttore (Serafin) e un Regista (Rossellini) di grande nome: una compagnia di canto selezionatissima (dalla De Cevalieri, una rivelazione, al Di Stefano, al Savarese, al Petri e alla Danieli); un corpo di ballo efficientissimo (ottima prima ballerina Wanda Clerici), manovrato con sobria eleganza dalla Gallizia; una monumentale realizzazione scenica (su bozzetti propri) dell'infaticabile Cristini, e un coro perfettamente addestrato da Lauro: ecco i principali elementi che in partenza costituivano una garanzia della spettacolo.
Per Cavalleria furono mobilitati cantanti come la Nicolai, la Pini, l'Annaloro e Giangiacomo Guelfi, per i Pagliacci la Rovere, il Masini, il Tagliabue, il De Palma e il Lidoni dirigeva Franco Ghione, le scene erano ancora una volta di Cristini, e la regia di Ciro Scala.
A fine mese andò in scena, a guisa di delizioso intermezzo fra i melodrammi di vasta mole, il Sogno di una notte di mezza estate di shakespeare, regista Brissoni, con le musiche di Melssohn dirette da Ràpalo. Tutti più o meno valorosi i numerosissimi interpreti (che sarebbe troppo lungo elencare): ne risultò uno spettacolo
fuso e armonioso, cui forse mancò il tocco incalzante e aereo impresso dallo stesso Brissoni al primo Teatro della Floridiana ( nel '48): (se qualcuno volesse chiederci come riusciamo a conciliare il rimpianto per le Stagioni avventurose e " festivaleggianti del passato" con l'adesione ai criteri più "normali" e diciamo popolareggianti, della presente "Estate" risponderemmo ricordando la crisi da cui fu pericolosamente minacciata la vita stessa del Teatro Lirico l'anno passato quando si ventilò le falcidie delle sovvenzioni governative. Si accusava il Teatro di pesare troppo sulle pubbliche finanze, offrendo spettacoli d'eccezione a prezzo politico, non economico.
Il problema era troppo grossolanamente impostato perchè l'inchiesta, solennemente promossa non terminasse, come terminò in una bolla di sapone.
Ma non è detto che la questione non torni d'attualità, e siccome nelle accuse c'era innegabilmente un fondo di vero, nessuno può assicurare che una seconda inchiesta sorta lo stesso effetto della prima. Non sempre si troverà un organo sindacale che mercè l'inserzione di un'opera men che mediocre in un cartellone importante, dia una mano a far dimenticare, dopo averla rumorosamente provocata, l'inchiesta stessa.
Concludendo, non ci lamentiamo caro Vigolo, del carattere popolare dei cartelloni estivi se vogliamo, d'inverno, ascoltare i vari Cortez, Padmavati, Assedio di Corinto e via elencando con le opere che meglio servano i fini culturali.