Danza e Opere nel 900
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CRONACHE TEATRALI ROMA
Recensione dagli archivi del Foyer della Danza di Varese:
STAGIONE TEATRALEROMA
Aprile 1952
Il mese musicale romano è stato possiamo dire, dominato dalla seconda e dalla terza giornata della Tetralogia di Riccardo Wagner: La Walkiria e il Sigfrido.
Alla direzione delle due opere è stato chiamato il maestro Erich Kleiber il quale ha preparato con ogni cura le due partiture.
L'esecuzione nella lingua originale e nell'edizione integrale (o quasi) è stata bene accolta dal pubblico che ha affollato i sei spettacoli decretando ad essi un vivo successo.
Ancora prima della direzione del Kleiber, vogliamo mettere in evidenza la perfetta regia di Heinz Taitjen e l'ottima prova data dall'orchestra del Teatro dell'Opera, dimostratasi veramente all'altezza della situazione.
Il Kleiber ha mantenuto le due opere in un'atmosfera controllatissima, togliendo all'allestimento delle due "giornate" quanto di spettacoloso esse generalmente offrono.
Tutto è passato attraverso il rigore di una regia severissima alla quale ha anche ceduto il direttore d'orchestra, smorzando molte sonorità, frenando molti impulsi fino a comprimere scene di capitale importanza come la famosa Cavalcata delle Walkirie, la scena del fuoco, e l'ultimo ardimento dell'eroe ormai deciso a raggiungere Brunilde dormente.
Ma al criticabile controllo del Kleiber è anche corrisposta una chiarezza orchestrale, un clima fedelissimo nei quali tutti i personaggi si sono mossi con straordinaria verità e facilità.
Fra questi ricorderemo: il Beirer e il Lorenz, la Braun, la Fisher e la Klose e lo Zimmermann e il Weber fino a giungere all'ottimo Frantz.
Insomma, un ciclo di spettacoli che ha fatto accorrere al Teatro dell'Opera il più bel pubblico di Roma, quel pubblico che aveva disertato negli scorsi anni, gli spettacoli lirici romani e che ora dimostra nuovi amori per essi.
Uno spettacolo vivamente atteso, affidato alla vigile direzione del maestro Gavazzeni, era quello dell'Uragano di Lodovico Rocca, il dramma musicale che era già stato applaudito alla Scala.
Tutti sappiamo che l'autore del Dibuk ha una sua particolare caratteristica: quella di affondare la sua espressione in determinati ambienti, più ricchi di colore e di passione collettiva.
E infatti, Lodovico Rocca è essenzialmente un colorista. Basta vedere come in tutto il primo atto di Uragano riveste di note tanti episodi essenziali e secondari: più di così più di così non si potrebbe fare per infondere varietà alle situazioni dell'Ostrowski e del Possenti.