Danza e Opere nel 900
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CRONACHE TEATRALI MILANO II

cronache
Recensione dagli archivi del Foyer della Danza di Varese:
CRONACHE STAGIONI TEATRALI ED OPERAAPRILE 1952 (SECONDA PARTE)
MILANO
Un errore, un grosso errore anche questo però. Di visuale. Opera di intento novatore, si il Mefistofele, ma italianissimo nelle forme. E il curioso è ancora oggi, capita di vedere travisati i valori della personalità di Arrigo Boito.
Non si parla più di divagazione berloziana e weeberiana, ma si parla di un povero decorativismo culturale senza tenere conto che non ci si può restringere a una semplice indagine musicale. Boito è stato proprio il poeta musico e la sua operistica va esaminata nell'aspetto letterario e musicale insieme.
Di più: bisogna persuadersi che anche quando rimane intenzionale la sua arte deve essere penetrata e valutata perchè le ideazioni teatrali di Boito sono significative perfino dove non sono tradotte in realtà: caso rarissimo.
D'altra parte forse non ha una fisionomia sua la musicalità boitiana? Le influenze stesse di altre musiche specialmente classiche sono in lui trasfigurate e con una trasparenza e un battito del tutto personali.
Si pensi alla scena del carcere.br /> Vi sono anche cose, nel disugualissimo Mefistofele, di raffinata originalità, con certi colori e certe vaporosità che si direbbero addirittura predebussyste.
Disgraziatamente l'architettura non è solida: e per le stesse ragioni tecnche che fanno vuota la sua strumentazione. Gli elementi di costruzione non gli sarebbero mancati: la figurazione dell'anelito infinito e la sinistra figurazione del male hanno una linea e se questa linea non emerge è perchè sfugge allo sviluppo architettonico.
Ancora alla scarsa tecnica si devono gli effetti ampollosi della sua coralità così imponente per la spirituale trascendenza: quella trascendenza che sembra far aleggiare il grande verso cristiano di De Musset: "una immense esperance a traversé la terre".
Non dimentichiamolo: anche Victor De Sabata non potrebbe dar vita ai morti. La verità è che il Mefistofele ha pagine di alta poesia ed è da queste che il grande direttore sa trarre balenanti fremiti e suggestività sognanti..
Con l'aiuto naturalmente di quel coralista insigne che è Veneziani. Assai pregevoli anche i collaboratori di palcoscenico. Rossi Lemeni non è De Angelis, ma lo ricorda.
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E nella sua parte occorre molto per dar colore dove manca.
Squisiti anche se non incisi i fraseggi del Tagliavini.
Lucente e vibrante la Tebaldi.
Grata conoscenza la Martinis.
Scene e coreografia d'oggi (De Chirico e Millos ) e ci sarebbe assai da discutere proprio in rapporto alla visione di Boito
Sempre pericolose le stravaganze di moda qui alla Scala ma c'è chi le chiede..
Prima del Mefistofele, rappresentato per l'inaugurazione della Fiera, si è avuta una novità storica: il ratto dal serraglio di Mozart.
Non era mai stata eseguita quest'opera e il torto a Mozart era così grosso che bisogna dirsi contenti anche se più non offre molta attrattiva come spettacolo..
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Andrea Della Corte ha messo in evidenza la penetrazione dei caratteri e l'acutezza psicologica che distinguono il Ratto dal serraglio; ma si capisce come teatralmente L'Italiana in Algeri che ha pressapoco lo stesso fondo librettistico, abbia avuto più favore di pubblico..
Meno fine, meno alta, meno pura l'aria rossiniana, ma più viva, più calda, più spiritosa.