Home page
Chi siamo
Storia della Danza
Trame balletti
Terminologia
Coreografi
Video Foyer
Foto
Saggio 2010
MEFISTOFELE


Sezione:

MEFISTOFELE

mefistofele

mefistofele

Recensione dagli archivi del Foyer della Danza di Varese:

MEFISTOFELE

Il primo ed il secondo (prima parte)

Aprile 1952

A vent\\\'anni Arrigo Boito entrò nella vita con alte e generose ambizioni artistiche: musico e poeta egli pensò certo di essere chiamato a strappare il melodramma italiano, legato a forme convenzionali ed abusate per infondervi spiriti nuovi e renderlo capace di più varie e più ricche espressioni drammatiche.

Riccardo Wagner gli additava la strada e nei suoi scritti di estetica musicale insieme poetica, gli suggeriva alcune idee che egli proponeva di adattare, modificandole, al gusto e alla tradizione melodrammatica italiana..

Ora il Wagner ha teorizzato in più di una pagina e confermato colle sue più famose opere che al dramma per musica (tendrama, come egli la chiama) convergono, assai meglio dei fatti storici e le loro azioni hanno un carattere ben definito, e perciò limitato; son come prigionieri entro dati che la critica ha stabiliti e che è sempre pericoloso trattar troppo a capriccio, ma la leggenda ed a più forte ragione il mito, nati dalla libera fantasia popolare acquistano facilmente un valore simbolico e sono l\\\'alveo naturalmente dischiuso ad accogliere il torrente misterioso della melodia infinita. .

Elsa nel Lohengrin è una principessa della leggenda, ma anche, come Psiche, l\\\'anima umana che cedendo alla curiosità ed al sospetto strappa i suoi veli all\\\'amore e s\\\'uccide; e Sigfrido è la spontaneità pericolosa dell\\\'istinto di contro alla cuta ragione, l\\\'eroismo impulsivo che non sa, nè vuole guardarsi dall\\\'insidia mortale del tradimento..

Il Boito ascoltò quel consiglio e con un\\\'audacia singolare volle ridurre alle proporzioni di un dramma per musica il Faust del Goethe: cioè una delle più vaste, intricate, enigmatiche realizzazioni poetiche della letteratura moderna..

Perchè il Boito, nell\\\'orgogliosa fiducia della propria energia estetica, non s\\\'accontentò di musicare l\\\'episodio più patetico e romantico della leggenda faustiana, ma volle raccogliere sotto le ali delle sue armonie tutti i momenti essenziali dell\\\'enorme dramma intorno al quale la fantasia del Goethe aveva lavorato per sessant\\\'anni senza riuscire a fondere in un organismo estetico coerente la sua geniale rapsodia.

Perchè nel Faust, come osservava sin dal 1865 Vittorio Imbriani in quello studio originalissimo che egli intitolò intrepidamente Un capolavoro sbagliato, coesistono, senza unirsi in un complesso armonioso, una novella sentimentale, una vecchia leggenda popolare ed un dramma cosmico.

La novella, consiste nella seduzione di una ragazza del popolo, ingenua di un\\\'ingenuità mista di sciocchezza, per le arti di un bel cavaliere di pochi scrupoli il quale, consigliato comè da una specie di Figaro diabolico (Mefistofele) l\\\'inganna, la spinge, ignara, al matricidio, poi l\\\'abbandona, si che per tale abbandono essa fatta quasi demente dalla tema e dalla vergogna, diventa infanticida ed è processata e condannata al patibolo; ma quando il seduttore, pentito non si sa perchè, viene per liberarla, ( ciò che egli può facilmente, avendo il diavolo dalla sua) essa lo respinge con orrore e, dopo una scena di folle disperazione,gli muore tra le braccia.

MEFISTOFELE