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Saggio 2010
MEFISTOFELE II


Sezione:

MEFISTOFELE II

una pagina del libretto del Mefistofele

una pagina del libretto del Mefistofele

foto mefistofele

foto mefistofele

Recensione dagli archivi del Foyer della Danza di Varese:

MEFISTOFELE (seconda parte) Aprile 1952

La leggenda, ordita nel quattrocento in odio della scienza materialista e di coloro che la rappresentano, racconta la storia di un vecchio dottore Faust, che disilluso della storia della scienza la quale, non l'ha condotto alla conoscenza del mondo e di sè stesso, e soprattutto lo ha distolto dalla vita vera, che è passione ed azione ed indotto a logorare gli anni migliori in vane ricerche vende l'anima al diavolo col patto che egli, dopo avergli ridato il vigore giovanile, appaghi tutti i desideri dei suoi sensi e tutte le caratteristiche della sua intelligenza.

Il dramma di carattere metafisico, che dovrebbe congiungere novella e leggenda e legare saldamente le due parti del Faust, è la sfida tra Dio e il Demonio, tra il Principe del Bene e quello del Male che si contendono l'anima del protagonista: sfide che, posta ed accettata nel Prologo in cielo, si chiude alla fine del dramma, molto ortodossamente ma illogicamente, colla vittoria delle potenze celesti sulle demoniache.

La leggenda originaria, ignorava la sfida tra Mefistofele e Dio e, conforme alle esigenze della coscienza popolare, narrava che il vecchio dottore ringiovanito dopo aver peccato e lussuriato e offeso in tutti i modi le leggi umane e divine, doveva pagare da ultimo il suo debito infernale e che il diavolo, dopo averlo strangolato, se lo portava diritto all'inferno.

Il Goethe era intimamente pagano e il misticismo dell'ascesi cristiana, lo ripugnava profondamente, ma apparteneva ufficialmente alla Chiesa luterana e nessuno era più di lui ossequiente ai precetti della Chiesa e dello Stato luteranamente legati da un patto indissolubile.

Ora Lutero aveva insegnato che non già le opere buone e virtuose salvano l'uomo, ma solo l'imperscrutabile Grazia divina.

L'uomo - egli ha scritto nel suo trattato De Servo arbitrio - è una povera bestia da soma su cui cavalca o Dio o Satana. Ma quando e perchè Dio vince Satana?

Noi oggi, non lo sappiamo: siamo dei portatori ciechi dei misteri di Dio.

Vediamo soltanto che alcuni sono destinati alla perdizione, altri sono chiamati alla salvezza e riscattati dalla colpa originale.

Vediamo dice Lutero: ma come si salvano?

Per una mistica certezza interiore, a quanto sembra Dio, che nel Prologo in cielo ha accettato la sfida di Mefistofele, salverà Faust contro il patto da lui giurato al demonio, per un atto di Grazia, ma il poeta che sente il bisogno di giustificare tale soluzione agli occhi dei lettori, si fa forte da un concetto essenziale della filosofia germanica, e cioè che l'uomo non è fatto per contemplare e scrutare, ma per agire; e agire non può se non seguendo l'impulso dei suoi istinti e delle sue passioni.

Nel fare è dunque la Salvezza: faccia il bene o il male. Salvi combattendo la patria o sacrifichi al proprio egoismo il corpo e l'anima di tutti coloro che incontra al suo cammino; quel che importa è agire e l'azione, realizzando il suo destino umano, lo salverà.

E perciò i cinque lunghi atti della seconda parte del Faust goethiano ci rappresentano il protagonista che consolatosi assai facilmente dall' atroce morte di Margherita, moltiplica, sotto la guida del suo diabolico maestro, le esperienze della sua capricciosa ed incoerente attività.

MEFISTOFELE II