Danza e Opere nel 900
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CRONACHE TEATRALI MILANO APRILE 52

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Recensione dagli archivi del Foyer della Danza di Varese:
CRONACHE STAGIONI TEATRALI ED OPERAAPRILE 1952
MILANO
Il Centro Lirico Italiano ha pubblicato un' opera nel 1937.
Dal 1901 al 1937 si erano eseguite nei nostri teatri seicento trenta nuove opere.
E gli autori nuovi che riuscirono ad affermarsi più o meno teatralmente non furono più di sei: Zandonai, Pizzetti, Alfano, Montemezzi, Respighi e Rocca.
Anche all'estero il teatro d'opera è da molti anni in crisi.
Si può dire anzi che fuori d'Italia la crisi operistica è ancora di data più lontana.
Dopo Charpentier la Francia rimase con autori preminentemente sinfonici e la Germania non ebbe che Strauss in questo mezzo secolo.
C'è perfino da consolarsi se si pensa che noi abbiamo avuto fino a venticinque anni fa oltre opere e felicissime degli ultimi ottocentisti.
Si continua da dire che siamo in un periodo di transizione, che il teatro lirico sta cercando la sua strada nuova.
Ma il guaio è che le ricerche per la nuova strada si mostrano viottoli tortuosi ben lontani dalla via maestra.
Il teatro è linearità, il teatro è canto. Anche i più ostinati sollecitatori del nuovo ad ogni costo hanno finito col riconoscere questa verità.
Eppure si insiste lo stesso nel voler far credere possibile un altro teatro.
E si insisterà fino a quando quel tal "ragazzaccio di genio" che diceva Verdi verrà a far capire a tutti che è al di là della tecnica nuova.
Mio Dio la tecnica! Ecco il salvagente che adesso tiene a galla anche se mancano le forze.
Cosa singolare: per l'opera dell'argentino Castro si è fatta alla Scala una battaglia quasi come quella famosa per il Mefistofele. Ne era il caso? Vero è che un punto di contatto c'era fra i due avvenimenti : il punto della prevenzione.
Il vero nuovo teatrale della modernità ostile. Ma nel 1868 la prevenzione era di indole esclusivamente nazionale. Si voleva impedire uno sbandamento della nave lirica italiana.