Danza e Opere nel 900
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STAGIONE TEATRALE BERGAMO
Recensione dagli archivi del Foyer della Danza di Varese:
BERGAMO.Cronache stagione teatrale 1953
La sera del 24 settembre si è inaugurata al Teatro Donizetti, la nona edizione del Festival dell'opera lirica con tre nuovissime opere in un atto Novella di Cesare Brero, La Guardia Vigila di Libero Granchi e Don Ciccio di Ottorino Gentilucci.
L'argomento di Novella è stato desunto e abilmente sceneggiato da Alessandro De Stefano dalla IV Giornata del Decamerone di Boccaccio
La vicenda scenica, imperniata disavventure amorose di quel Ruggeri d'Aieroli che il grande novellista fiorentino ci presenta di nazion nobile ma di cattiva vita e di biasimevole stato è piena di situazioni grottesche e paradossali, quando si pensavche il Ruggeri corre il rischio di venire impiccato come un volgare ladrone, per aver bevuto un certo sonnifero proprio in casa dell'amante che da lui si riprometteva quel foco amoroso che il vecchio marito non poteva darle.
Vicenda naturalmente a lieto fine e sapida di elementi comici e farseschi tali da sollecitare l'estro inventivo o di qualsiasi musicista dotato di sufficiente vena umoristica.
Le sonorità orchestrali soverchiano spesso la voce del recitante che spiega lo svolgimento della vicenda all'inizio di ogni quadro.
Pregi ne ha indubbiamente, ma non tali da far ritenere l'opera Novella il lavoro decisivo del compositore milanese attualmente americanizzato.
Dell'opera sono stati ottimi interpreti Gianna Maritati, Jolanda Gardino, Silvana Bazzan, Amalia Lattarulo, Enrico Campi, Agostino Lazzari.
La Guardia Vigilante è l'opera vincitrice del Premio Francesco Cilea 1952 e, insieme con La Novella di Natale già rappresentata a Siena e ad un altro lavoro che Libero Granchi ha in gestazione, fa parte di un trittico di opere da camera con piccola orchestra formata da archi, due corni, una tromba, un trombone arpa e celeste.
Il libretto è di Mario Verdoni e l'argomento è trattato da un intermezzo di Cervantes. Protagonista è soldato reduce dalla guerra che si innamora della servotta Cristina.
Questa però preferisce alle sue smangiassate sentimentali i rintocchi della campana che a lei dedica Lorenzo il Campanaro.
Di qui la ridicola gelosia del soldataccio che si pianta davanti alla dimora di Cristina.
Il campanaro, dopo una serie di gustose peripezie riesce a liberarsi del noioso pretendente e rimane quindi il vincitore del cuore di Cristina.
Il soldato sconfitto in amore e mezzo ammaccato dalle busse ricevute, si abbandona ad un amaro soliloquio: "Le donne? Tutte perfide, bugiarde, capricciose, disprezzano il valore e si attaccano alla corda di un vilissimo campanaro."
Libero Granchi, musicista toscano di seria preparazione e di squisita sensibilità, ha saputo trasfondere nell'animo del suo sfortunato eroe un pò di quello spirito caustico e mordace che è proprio quello dei toscani.
Ha saputo cogliere e fissare con sicure pennellate e con essenzialità di immagini musicali sostanziose i vari tipi e le gustose macchiette che animano questo intermezzo.
L'opera è di brevissima durata, appena 25 minuti è condotta con organicità di stile ed è sorretta da una orchestrazione colorita, moderna ed equilibrata.
Tra le pagine più indovinate sono da ricordare l'episodio del questuante con l'organetto scordato, la vivacissima scena della zuffa deliziosa freschissima Gagliarda finale.
L'opera ha avuto quali interpreti il baritono Renato Capecchi, splendido protagonista, Carlo Franzini, Gino del Signore, Luciano della Pergola, Aristide Baracchi, Rossana Zerbini, Eraldo Coda, Angelo Camozzi.
La commedia buffa pure in un atto Don Ciccio dal sottotitolo La Trappola è nata da un'intima collaborazione familiare.
Autrice del libretto è infatti Margherita Sallusti consorte di Ottorino Gentilucci. Un libretto senza eccessive pretese che ricalca gli schemi della tradizionale opera buffa ottocentesca e dove vediamo ogni tanto fare capolino personaggi che sono un pò lontani parenti di quelli rossiniani.
Così è della musica piena di buone intenzioni ma infiorettata di luoghi comuni, di spunti e di motivi che richiamano alla mente operisti delle più svariate epoche e tendenze, da Rossini a Verdi fino a Leoncavallo, non senza una puntata nel regno del Jazz.
Per citare un esempio, il tema di Don Ciccio proposto dal fagotto ricorda una vecchia canzone popolare molto in voga in Francia ai tempi della prima guerra mondiale C'est Madelon...
Efficaci interpreti dell'opera di Gentilucci sono stati Fernando Corena, Gianna Binda, Angela Vercelli, Maria Amadini, Giulio Fioravanti, Giuseppe Nessi.
Le tre novità sono state concertate e dirette da Nino Sonzogno con la regia di Giuseppe Marchioro.
Nel corso della stagione sono state allestite tre magnifiche edizioni delle opere L'Elisir d'amore Trovatore e Boheme.
Si sono alternati sul palco i maestri Ugo Rapalo e Francesco Molinari Pradelli. Tra gli intepreti di primo piano Giuseppe di Stefano, Rossana Carteri, Giuseppina Arnaldi, Antonietta Stella, Gino Penno.
L'ultima novità del cartellone è stata la "La Porta Verde" del maestro Francesco Santolipido rappresentata con vivo successo la sera del 15 ottobre sotto la direzione di Ettore Graci.