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DAI PRIMI MANUALI a CELLARIUS

 
I primi trattati riguardanti l'arte di ballare risalgono al 1400, perchè in quel periodo la danza usciva dalla clandestinità ed approdava ai palazzi del potere.

Diventata, come per miracolo, arte nobile, veniva inserita quale materia di insegnamento nelle Accademie riservate ai giovani aristocratici, assieme alla scherma e alla equitazione. Naturalmente tutto ciò che si ballava al di fuori delle case principesche non era degno dello stesso rilievo attribuito alla coreutica di corte.

La danza popolare, nonostante sia la madre di tutte le danze nella storia delle nazioni e delle civiltà, non ha avuto da parte di cronisti e letterati tutta l'attenzione che meritava; per cui mancano testimonianze analitiche della stessa, relativamente a periodi e passaggi importanti. Le prime teorizzazioni riguardano esclusivamente la Danza di Corte.

Molti furono gli italiani fra i primi autori di trattati relativi al ballo: Domenico da Piacenza De Arte saltandi et choreas ducendi (1416) Guglielmo Ebreo (Pesarese) Trattato dell'ARTE del BALLO (testo del XV secolo) Domenico da Ferrara Liber Ballorum (testo inedito del XV secolo)

 

Antonio Cornazzano Libro sull'arte del danzare 1465

Rinaldo Rigoni Il Ballarino perfetto Milano (1468)

Marco Fabrizio Caroso Il Ballarino Venezia (1581)

Thoinot Arbeau Orchésographie Langres (1588)

Cesare Negri Le Gratie d'Amore Milano (1602)

John Playford The Dancing Master London (1650)

Claude Francois Ménestrier Traité des tournois, joustes, corrousels et autres spectacles publics Lyon, Jacques Huguet (1669)

 

I maestri francesi codificarono egregiamente alcune danze raffinate del loro paese. I più famosi: Pierre Beauchamps e Louis Pécour, che rappresentarono per lungo tempo una vera e propria Autorità in materia.

Nel 1700 fu pubblicato a Parigi il testo di Raoul Auger Feuillet Chorégraphie ou l'art de décrire la danse. Al 1725 risale il Maitre a dànser di Pierre Rameau. Nel 1728 fu pubblicato a Napoli il Trattato del Ballo nobile di Giambattista Dufort: una specie di manuale contenente norme e principi generali atti a regolamentare il ballo da sala sia a livello di posizione della coppia sia a livello di direzione di 'marcia'. Questi libri furono tradotti in inglese e portati a Londra negli ambienti che contavano e che guardavano con attenzione alle novità del continente, anche nel campo delle danze.

E' importante sottolineare che in molti trattati si usano i termini Cavaliere e Dama per nominare i nobili del tempo: sovrani, congiunti, discendenti e rispettive signore. L'appellativo di dama, che deriva dal latino domina (padrona), era accordato solo alle donne di altissimo rango.

Tali nomi sono poi stati assunti nei periodi successivi per indicare semplicemente i due partners di un qualsiasi ballo... anche se non di sangue reale. Per la precisione, il termine dama ha acquisito il significato di "compagna del ballerino" a partire dal 1722



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