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CRONACHE TEATRALI NAPOLI

Recensione dagli archivi del Foyer della Danza di Varese:

 

Cronache teatrali e opere

Aprile 1952

NAPOLI

 

L'Avvenimento intorno al quale si doveva polarizzare nel mese di marzo l'interesse del mondo musicale napoletano è stata la presentazione di due spettacoli wagneriani in un'edizione di cui il S.Carlo era riuscito ad assicurarsi la priorità fuori la Germania.

Per la prima volta infatti si è avuto il trasferimento in un teatro cronache teatrali napoli 52straniero dell'intero complesso, compresa la sua attrezzatura scenica e fatta eccezione della sola orchestra del teatro Wagneriano di Bayreuth.

 

Ma l'importanza dell'avvenimento doveva consistere non tanto nell'importanza di un simile complesso (anche se ciò doveva consentire la garanzia di edizioni che avessero carattere di sicura autenticità dal punto di vista musicale) ma anche nella rivoluzionaria soluzione dei problemi scenici della Tetralogia, per la prima volta sperimentata in un teatro che non fosse quello di Bayreuth dai fratelli Wieland e Wolfgang Wagner, figli di Siegfried e perciò nipoti di Riccardo.

Questi due giovani che han realizzato al San Carlo la messinscena del prologo assolutamente antitradizionalista e almeno per una parte antirealista.

 

Il loro criterio è quello di rifiutare arditamente senza la minima preoccupazione d'infedeltà a una tradizione scenografica consacrata dalla pratica e dall'autorità dello stesso Wagner tutte le minuziose e non equivoche didascalie del Maestro.

I due giovani Wagner concepiscono le scene in pochi tratti sommari ed essenziali in forme schematiche ed astratte fino alla più semplice espressione di pochi piani geometrici, mirando ad ottenere mediante un uso accortissimo e assai vario delle luci, visioni che tocchino su un piano non realistico, ma acutamente psicologico e in definitiva estetico le stesse radici emotive del dramma.

La concezione, non poteva non apparire audace e perfino irriverente, ma il fatto è che mentre tutti si ragionava di fedeltà o meno, di legittimità o sopruso storico siamo stati piegati dalla realtà, cioè dal quasi sempre alto potere di suggestione di quelle scene che veramente sono andate alla radice della nostra emozione, secondo quell'essenziale unità drammatica di fattori musicali e scenici che Wagner aveva posta in cima ai suoi ideali dell'opera.

Facciamo un esempio solo. Per il secondo atto della Walkiria Wagner indicò "Aspra e selvaggia catena di monti. Nello sfondo s'intravede una strettoia la quale accenna ad una vetta alta e scoscesa.

I due Wagner nell'edizione sancarliana, han fatto di meno della catena montuosa, contraendo ogni movimento plastico in due ciclopiche muraglie monocrome, tirate giù con la riga, spianate senza l'ombra di un rilievo ( così della selva di abeti e dell'altopiano roccioso prescritti da Wagner per il III atto, non sono rimasti in queste scene un ciotolo solo o un ramo d'albero neppure a titolo simbolico.

Quanto alla regia, anch'essa affidata al criterio unitario che è alla radice della estetica wagneriana dell'opera, si farà ancora un esempio perchè si abbia la misura dell'intrinseca e organica forza espressiva che i due giovani direttori del teatro di Bayreuth sanno ottenere dalla mimica e dal gesto..

Il duello di Sigmund ed Hunding sullo sfondo della scena sopra descritta fra nembi e bagliori di favoloso effetto, sale ad una grandezza di classica tragicità col ritmo lento, misurato e fatale di una figurazione che s'inchioda nel ricordo come una rappresentazione veramente omerica.






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